Recensioni

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Professor Vittorio Sgarbi - Critico d'arte, saggista, politico, personaggio televisivo e opinionista italiano

"L'immaginario cinematografico entra di diritto tra le ispirazioni che muovono la poetica dell'artista Katiuscia Papaleo sulla tela.

Attraverso un uso di colori intensi ed emozionali, la pittrice Papaleo lavora con esplosioni cromatiche convincenti, in una tavolozza accesa ed estesa in tutte le tonalità possibili.

Possiamo affermare che tutta la visione estetica dell'artista si basa proprio su queste scelte cromatiche importanti che si prendono la scena e che incidono pesantemente sull'emozione complessiva che i suoi soggetti vanno a trasmettere a chi li guarda.

I toni drammatici sono accesi dai colori che, caldi e freddi insieme, creano l'atmosfera che ci riporta in connessione diretta ai titoli delle opere, a inquadrare così l'intento primigenio dell'artista Papaleo.

La centralità della sua ispirazione corre sul filo dell'amore per l'arte stessa, per il fare arte, in una esaltazione della posizione dell'artista che crea nell'oggi, e la sua poetica abbraccia la femminilità nella sua accezione di simbolo, anche quando può essere concettualizzata in una spada giapponese che unisce la delicatezza del fiore all'implacabilità mortale del metallo forgiato.

L'essenza dell'immaginato femminile è la sua forza gentile, paziente, intrisa di mistero e di riferimenti che rappresentano la donna congiunta alla natura che esplode nella sua magnificenza estrema per mezzo del fiore quando sboccia e che si fa trasportare con levità dalla brezza che segna il mutar delle stagioni.

Nelle sue opere più squisitamente incentrate sul femminino, Katiuscia Papaleo ci porta davanti a riti iniziatici, a quelle stagioni finite e ai capitoli chiusi che aprono a nuovi cicli di vita, quindi a qualcosa che vale la pena festeggiare perché sono l'inizio di una consapevolezza maggiore che è la crescita e l'accettazione di continuare il cammino in beata solitudine, senza fermarsi mai."

Professore Alberto D'Atanasio - Direttore di Casa Modigliani e Storico d'Arte.

"Ci fu un surrealismo che diede immagine al paradosso, all'immaginario, a ciò che era frutto dell'indagine onirica. Poi c'è un surrealismo di Katiuscia Papaleo che è vera introspezione delle figure e dei paesaggi dello spirito. Quest'artista con un talento formidabile dà figura e dinamicità al vento ineffabile che percorre gli antri dell'interiore umano. Nei suoi quadri si contemplano notti rischiarate da aurore generate dalla luce di una ragazza che ha voluto fermare il tempo, che ha resistito all'afonia e all'agonia di questi tempi. I suoi dipinti scuotono e incantano, di quel vento mi faccio spettinare i pensieri e di quel vento Katiuscia raffigura i colori".

Luca Cantore D’Amore - Critico d'Arte

E’ un caos calmo e lineare, quello che si srotola dinanzi ai nostri occhi una volta in contatto con l’opera di Katiuscia Papaleo. Diversi piani di composizione e tonalità opposte, talvolta anche forti e contrastanti, concorrono con serenità al conseguimento di un’armonia generale che ci induce alla distensione. Nei suoi accostamenti, vertiginosi e spericolati, insite qualcosa di profondamente rilassante per la vista e gli stati d’animo, poiché costretti a variare, irrimediabilmente, anche all’interno della stessa tela. Il modo in cui essi cambiano, infatti, è strettamente legato all’uso del colore volutamente contraddittorio, ma non per questo incomprensibile, delle opere. Per capirli a pieno, infatti, basta semplicemente osservarli attraverso il canale dei sentimenti, degli stati d’animo, delle emozioni: abbandonando, per un attimo, i troppo spesso stucchevoli tecnicismi dell’arte.

Arpinè Sevagian – Critico e Storico dell’Arte

"Artista eclettica, Katiuscia Papaleo si esprime attraverso l’arte, prediligendo come medium la pittura per rappresentare pienamente il suo complesso mondo artistico in continua e costante evoluzione. Con la sua poetica raffinata, ricercata, sottile e sofisticata e con la sua incisiva volontà di inganno visivo, attraverso la commistione di stili e linguaggi prospettici, ci presenta una natura che è illusione, apparenza, miraggio e che è una chimera che ci immerge in un mondo fatto di colori e forme dall’equilibrio cromatico armonioso, lirico ed intenso. Nella pittura Katiuscia Papaleo trova il mezzo espressivo a lei più congeniale, che meglio concretizza le sue idee, emozioni, sensazioni visive, elaborate e poi riportate sul supporto pittorico con estrema eleganza e delicatezza. Creatrice di illusioni, trasforma la natura in poesia. Artista sensibile e delicata, attraverso la sua ricerca indaga gli aspetti più profondi della realtà tangibile. Figure appartenenti all’immaginario collettivo, popolare, assumono grazie all’intervento dell’artista un diverso significato. Un’arte tutt’altro che calligrafica, bensì personale, soggettiva. La sua figurazione, se pur realizzata con perizia tecnica, non risulta imitativa, oggettiva, ma emozionale, curata con passione, trasporto. Impeto, slancio, inclinazione e interesse verso il soggetto rappresentato, queste le caratteristiche della sua arte."

Giulia Marcarini - Storico dell’Arte

"Non si può prescindere dal colore se si vuole entrare seriamente in contatto con la pittura di Katia Papaleo; le sue tele sono costruite da toni, velature, cangiantismi e colpi di pennello che rendono le superfici vibranti di atmosfere magiche e evanescenti. Questo amore per il colore tradisce una formazione al seguito di Benito Trolese, artista da cui la Papaleo eredita anche le ambientazioni fantastiche, a volte allucinate, che pervadono le sue tele. La sua però non è mai una pittura fuori dal tempo, mero esercizio di stile: le forme, costruite con il solo ausilio del colore, riflettono la realtà con cui l’artista si scontra continuamente, la dimensione personale o sociale che essa vive con intensità carica di emozione. Sono queste emozioni, questi sentimenti, attentamente filtrati da una pittura che è innanzitutto riflessione, che irrompono, al pari dei colori, nelle tele della Papaleo, raggiungendoci con la forza dirompente di un’esplosione."

Cav. Flavio De Gregorio (critica rivolta all'opera “La determinazione dell’idealista”)

"E’ sensazionale come una struttura pittorica, realizzata da un maestro dell’arte contemporanea come Papaleo Katiuscia, possa presentare l’elaborazione del segno condizionato all'intero sistema iconografico, in un unico e poetico assenso visivo. Un dipinto bello e nuovo nella particolare forma e condizione in cui la figura femminile si trova. La donna, ricerca un suo equilibrio che oggettivamente trapassa l’immaginazione, infatti è con la luna che si dibatte, come a voler condividere la sua stessa prima idea, in un coerente condizionamento emotivo che resta solo un ideale. La vivacità dell’artista promuove nuovi spunti nell'arte, visioni intrise di elementi che, messi tra loro creano il dilemma coeso da una perfetta strategia grafica e che va oltre il limite dello spazio visto con iconografia figurativa."

Gabriel Ventrice - Letterario

"Un cromatismo sempre sensibile e suggestivo costituisce, a mio parere, la principale caratteristica del dispiegarsi poetico  della produzione figurativa dell’artista Katiuscia Papaleo.

La giovane pittrice mostra già un’eccellente possesso di doti tecniche e psicologiche che trasferisce sulla tela, suscitando nello spettatore emozioni intense.

La varia oggettistica che spazia dalle nature morte alle teste di felini, da figure alate a scene meditative e malinconiche, è avvolta da un’atmosfera onirica ed evocativa.

Si direbbe che l’artista, attraverso un meditato espressionismo, voglia mostrare l’interiorità del suo animo che trattiene spesso il sogno e il ricordo di attimi trascorsi e non più ripetibili che possono anche essere esperienze condivise del fruitore.

Tutto ciò non sconfina mai nel dramma, ma spesso raggiunge la sfera di una nostalgia ormai non più rinnovabile ma così puntuale da essere trasferita sulla tela."

Silvana Muratori - Scrittrice

"Guerriera per natura, affronta con la forza che le è congeniale i temi più disparati, con una grande spiccata personalità e cromaticità mirabile."

Flavia Sagnelli - Curatore d'Arte

"Se fosse possibile immortalare il flusso dinamico della creatività e cristallizzare un fotogramma, probabilmente vedremmo un’opera di Katiuscia Papaleo. Visioni che sembrano in una dimensione parallela dove l’atmosfera sognante e magica ci trasporta in un personale “paese delle meraviglie”, fatto di colori brillanti e vaporosi ed abitato di personaggi fantastici che vogliono raccontarci una storia importante. Stile surrealista e coinvolgente che ci conduce in momenti senza tempo e che con forza dirompente cattura il nostro inconscio, i nostri pensieri e la nostra mente."

Dott. Antonio Castellana - Critico d'Arte

"Nei dipinti di Katia Papaleo l’ artista cerca di plasmare la realtà e di farla immaginare in continua mutazione, creando libere associazioni fantastiche di frammenti di vita quotidiana, in cui i riferimenti spazio-temporali appaiono sfumati. Vibrante è l´uso dei cromatismi: il colore è il vero elemento generatore della forma che la modella e controlla per comunicare una non banale riflessione sul destino, imperscrutabile, che caratterizza ogni essere umano. Sono istanti di vita, momenti trasposti in una dimensione che perviene a una declinazione soffusamente surreale, sensazioni in cui l’artista proietta tutte le sue emozioni, in pratica nei sui dipinti c’è sempre parte del suo vissuto in una consistenza a favore di un cromatismo molto accentuato e spiccatamente avulso da ogni riferimento. Infatti la sua arte non è il prodotto di un’imitazione constante e ripetitiva dell’arte convenzionale ma è soprattutto il risultato della sua immaginazione creativa con una forte carica innovativa ed intelligenza pittorica.

Forse è proprio questa la chiave di lettura del percorso espositivo di Katia Papaleo, dove ogni opera viene raccontata in quell'esatto istante in cui il colore e la struttura prendono forma per riprodurre fisicamente quel preciso stato d'animo. Si manifesta chiaramente l'influenza pittorica del novecento italiano che ha segnato il passo alla tecnica ed alla struttura dei lavori dell’artista. Titoli come La scatola delle emozioni, Pensieri positivi e l’amore bugiardo ci rimandano ad un universo suggestivo, onirico attraverso una pittura meditata e filtrata con una personalissima visione della realtà. In sostanza l’artista è la precursice di una nuova figurazione che non esalta solo l’aspetto formale ma idealizza con la sua precisione e la sua capacità l’aspetto estetico che si salda attraverso un mondo di interscambiabilità simile al suo contesto oggettivo ed incontestabile."

Verbale della Giuria - 1° Premio della XXXI Edizione del Premio d'Arte Sacra 2013

"Il dipinto, esteticamente molto attraente, perviene ad un alto grado di suggestione grazie al moto vorticoso della luce divina del futuro e prorompente Regno Messianico. Molto buona la capacità pittorica per forma e colore."

Giammarco Puntelli - Critico d'arte

(critica rivolta all'opera “Il matto che profuma di Vita”)

"Un’opera d’arte è la capacità di mettere insieme una serie di fattori in un unico oggetto che diventa pensiero, emozione e si posiziona fra le nostre riflessioni pronto a spuntare fuori a volte in modo irrazionale. Fra questi fattori c’è la tecnica dell’artista, il linguaggio dei colori, l'abilità del disegno o almeno della disposizione sulla tela, e l’innata attitudine ad essere visionari. Mi propongono gli artisti, per progetti o direzioni artistiche, o personali, oltre 2.500 opere ogni anno. Alcune buone opere, altre eccellenti. Sono rare le opere che catturano tutta la mia attenzione, e lo fanno con quella prepotenza intellettuale ed emotiva che solo gli esseri umani saprebbero dimostrare. Pochi maestri riescono a creare delle icone, ovvero quelle opere che racchiudono un mondo a più significati e si connettono profondamente con la gente portando loro il mistero dell’esistenza. Fra queste opere c’è "Il matto che profuma di vita" di Katia Papaleo. La follia umana diventa favola per essere tutto ciò che siamo stati anche per solo un attimo nel passato e vorremmo diventare nel futuro, quella genialità senza compromessi che coglie il pensiero per precipitarlo negli abissi equilibrati e grati del cuore e dello spirito."

Dott.ssa Francesca Mezzatesta - Storico e Critico d'Arte

"Tra microsfere cristalline del colore, rilucono di riflessi sinestetico cromatici, le opere di Katiuscia Papaleo e nei leit motive dei suoi arcobaleni danzanti, si accendono polifonie sospese come nel pentagramma della vita, a cui lei spesso dedica alla natura della donna il primato di mater. La sua partitura pittorica si riveste di sogni, memorie e percezioni, dove fluiscono sentieri che evocano percorsi interiori fondendo reali esperienze di innumerevoli viaggi per il mondo e quelli onirici che emettono l'energia del profondo e la trasmettono in un empatico messaggio all'osservatore. Opere che pulsano con vitalità cinetica e dipanano di bellezza e armonia, sorgenti di luce che indirizzano a gamme di auree propagatrici di respiri del colore dell'armonium rilucente delle albe che inghiottono i crepuscoli. Una metafora quest'ultima rispetto i "sentieri" della vita dove quasi con funzione taumaturgica trasmette all'osservatore quiete e riflessione.
Gamme che narrano di intensità infinite conferendo "mantra" meditativi, rivisitano i colori dell'energia dei Chakra della Kundalini schiudendosi all'occhio di chi osserva ed emanano amore per la vita radiante di forza nei gialli/arancioni, introspezione dei blu sino al fluido vitale ed energizzante dei rossi. Il gesto pittorico emana effetti carezzevoli di natura spirituale, per lei dipingere è necessità, sinonimo di libertà assoluta di pensiero ed abbandono totale a ciò che il pennello riceve nella sua danza dentro il colore oltre ogni restrizione progettuale. I suoi soggetti abitano e pulsano in uno spettro che richiede l'ascolto interiore "steinheriano" dove l'arte è mezzo di catarsi. Atmosfere astrali e soggetti dai simboli introspettivi fanno luce nel buio che talvolta inghiotte la visione delle stelle, K. riesce ad accenderne i bagliori di un motus dirompente alla ricerca della verità ideale come nell'opera "Il buio all'improvviso" in cui il sentiero è un nastro-arcobaleno spinto dalle correnti dell'esistenza, che dal fondo prospettico accede come un pontex sospeso, in cui la donna vestita dei colori verdi della speranza, come un'equilibrista procede con lo specchio del suo amore spinto da una mano (il suo cuore) procede un accesso esplorativo verso un percorso incognito, tra erbe spinose, dedicato attraverso la pittura come preghiera d'amore per la salute della madre. K.P. si è dedicata da sempre con passione e studio verso l'arte moderna e contemporanea, quest'ultima praticata con maturazioni e apporti anche tecnici e non solo espressivi sia al "Naviglio Grande" di Milano che al Magister Benito Trolese alla "Fucina delle Arti", già punto di incontro e scambi loquaci artistici con altri soci e artisti eccelsi. Oggi presidente dell'Associazione che continua a portar avanti dopo l'eredità spirituale e artistica del suo Maestro e da lui stesso riconosciute.

Attiva da più di un decennio sia in campo nazionale che internazionale in Mostre, vince il 1° premio nel concorso di Arte Sacra, nel 2015 all'EXPO con l'opera "l'oro che nutre la vita", un'opera che da il titolo sembra ricollegarsi all'ultima di poetica dedizione alla madre, sentimenti universali in cui nell'intimo significato ognuno può ritrovarsi per chi con amore la vita dona e con la stessa bellezza la riceve, si sovrappongono gli stessi colori del "suo" nastro colorato mistico e misterioso di un'unione senza tempo all'infinito".

Sandro Serradifalco - Critico d'arte

"La pittura surrealista dell'artista Katiuscia PAPALEO è carica di novità e soprattutto di personalità, che trova la sua massima espressione in lavori di sapore arcano, atemporali, che narrano di storie, luoghi e personaggi fuori del nostro tempo, ameni, incantati, che sembrano provenire da dimensioni altre, quelle dei nostri sogni e della nostra mente.

Visioni surreali sono le opere dell'artista, cariche di significato, che Katiuscia PAPALEO ci fa conoscere attraverso la sua arte. Le sue immagini scaturiscono indubbiamente dalla cultura ricollegabile all'iconografia surrealista, da cui tuttavia ella si differenzia per un atteggiamento personale e originale. Le sue forme d'arte infatti ripercorrono i binari di una rappresentatività surreale, possiedono l'impronta di aura onirica associata al surrealismo, ma sono decisamente uniche nel piano strutturale e dal punto di vista sia grafico, che cromatico.

Una pittura dunque "visionaria" che sconfina tra le simbologie e le allusioni del surrealismo per creare alla fine qualcosa di veramente unico e sensazionale."

Cosimo Mero - Direttore Artistico Antico Oratorio della passione di S. Ambrogio

"L'Antico Oratorio della Passione presso Sant'Ambrogio nei giorni dal 25 gennaio al 1 febbraio 2020 accoglie la personale di Katia Papaleo che realizza nello storico spazio espositivo ambrosiano la mostra “Contaminazioni” di forte impatto emozionale. Essa è frutto dell’appassionato e ricco percorso artistico di Katia che non prescinde dalla sua sensibilità umana, dall’entusiasmo con cui realizza le sue opere ricche di colore e calore, e in alcuni casi persino esplosive di effetti capaci di coniugare l’astratto col concreto, l’idea precosciente col figurativo che la oggettiva. Gli spunti per i suoi dipinti spesso partono da realtà vissute, sognate, da paesaggi naturali, esotici, memorie visive ed emotive divenute patrimonio del suo animo e che diventano nei suoi quadri figure astratte o stilizzate, archetipi sottoposti a diverse potenziali metamorfosi. Contro la pesantezza della materialità, che appesantisce ogni cosa, Katia contrappone la leggerezza espressiva dell’arte che sente come attività prettamente spirituale, anzi potremmo dire mistica. Tali soggetti pittorici e relative tecniche sono sicuramente un punto d'arrivo, o meglio, una conquista di equilibrio tra forme eteree, (ma potremmo dire anche animiche), e intensità del colore: indice di un desiderio che si spinge oltre l’apparenza? Non è forse vero che i nostri occhi spirituali percepiscono in una luce superiore persone ed oggetti catturati dai nostri occhi materiali? Non ci resta che osservare le opere di Katia Papaleo e riflettere sulle dichiarate “Contaminazioni” nei suddetti giorni della loro esposizione presso il suggestivo Antico Oratorio della Passione di S. Ambrogio."

Atlante dell’Arte Contemporanea 2020 De Agostini – Comitato Artistico

"...Analizzando il corpus dell’artista milanese appare evidente che dopo un’iniziale adesione ad uno stile figurativo accademico prenda il sopravvento la gioia di guardare il mondo con occhi diversi. Il tratto quindi solca la superficie della tela con sicurezza e definisce sagome accattivanti che si scrollano di dosso il peso del formalismo. Il suo sguardo si fa più acuto e penetrante e non si ferma alla prima apparenza. Ciò che le interessa è andare oltre alla realtà celata. Papaleo afferma “L’amore per l’arte è un sentimento che ti appartiene dalla nascita. O ce l’hai o non ce l’hai. Disegni, matite e pitture hanno sempre fatto parte di me, così come l’inarrestabile bisogno di comunicare le emozioni attraverso colori e segni. Negli anni ho imparato ancor di più a osservare tutto ciò che mi circonda: le persone e le cose. A capire ciò che la gente dice e ciò che in realtà vorrebbe dire. Questo aiuta moltissimo il mio lavoro. L’interpretazione emotiva e reale della vita, libera da vincoli sociali, affettivi o di altra natura. La pittura per me è libertà pura…tutto il resto è vita che scorre”. Il progressivo allontanamento dalla mimetica figurazione del mondo circostante si riduce nella creazione, intorno al 2016 di dipinti nei quali le protagoniste sono delle maschere carnevalesche rese con lenticolare attenzione al dettaglio e mirabili effetti cromatici. Esse si fanno espressione di una metaforica analisi sulla finzione e contraffazione della società contemporanea. Progressivamente il superamento dell’oppressiva tangenza del reale, viene manifestato attraverso un’esplosione cromatica di intensa vivacità. Essa si configura come un gioioso fluire il quale spazia sulla superficie del quadro saturandolo e avvolgendo ogni centimetro a disposizione. Il colore diviene quindi interprete della forza centrifuga che, soverchiando la materia, soggiace all’inventiva. I viola, i blu, i rossi o i verdi incarnano sentimenti puri, liberi da costrizioni sedimentate, creando isole emozionali senza tempo. Una fine simbologia mai aggressiva, ma al contrario delicata, sembra danzare sulle tele, accogliendo pennellate rapide e decise. Le varie tonalità sposano perfettamente il limes del tratto segnico, configurandosi come panorami dell’anima offerti allo spettatore. Non a caso spesso nelle opere della Papaleo gli occhi dei soggetti sono coperti. Il risultato del procedimento si esplicita mediante dimensioni sospese, portatrici di un dna surrealista, sulle quali insiste un’accurata indagine psicologica sulla fenomenologia umana. Il tema della maschera così come quello simbolico connesso alla rinascita, intende porre il focus della riflessione sull’abbattimento delle barriere, in favore di una renovatio percettiva, che inauguri una nuova realtà più profonda e sentita. Queste raffigurazioni intendono condurre l’osservatore verso una più solida presa di coscienza sulle condizioni del mondo attuale. Infatti, il superamento del dato oggettivo implica la rinuncia ad ogni orpello superficiale, al fine di sottolineare l’attualità emotiva. La poetica visiva sviluppa trame oniriche, poiché solo nell’assurdo del sogno fuoriesce la verità sepolta. Katiuscia Papaleo smaterializza la sostanza della forma in quanto solo così è possibile entrare in reale empatia con l’altro. Ella non rinuncia al dato oggettuale, ma sposta principalmente l’interesse al suo significante recondito, ponendo la struttura cromatica in un ritmo dinamico e organizzativo. La composizione rimane in bilico, sembra essere pronta per sciogliersi nel colore, ma ciò non avviene, non cedendo mai all’astrazione totalizzante. Le radici con la continenza immanente permangono nella trasparenza del disegno, la quale si configura come contenitore emotivo. L’artista rifiuta l’accettazione passiva dei rapporti vuoti della società attuale, in favore della riscoperta di un positivismo puro e naturale che alberga in ognuno di noi."

Dott. Antonio Castellana (critica rivolta all'opera “il tempo di Zimmer”)

"Breve testo presentazione dell'opera: L’artista da sempre impegnata nell’arte della pittura è artefice di un’opera di stampo surreale dal tratto lieve e suadente con tocchi rapidi e con una vivacità cromatica nel cogliere il momento estemporaneo della vita quotidiana."

Dott. Antonio Castellana  -  Critica “Catalogo Top 200”

"Le opere di Katiuscia Papaleo ispirano l'animo alla dolcezza e al sentimento, che esprimono una realtà interiore fortemente emozionale, ricca di colori caldi, accesi, d'ardore sincero per la vita. L'artista trae ispirazione dalla realtà delle cose vissute, dai ricordi della sua Milano, terra ricca di magiche sensazioni e di lirici spunti.
E Katiuscia Papaleo si impadronisce e trasfigura l'intimo messaggio della sua città. Ogni pennellata sfuma nell'altra in un armonico insieme che diventa canto corale.
Ed in questi sfondi, muti, silenziosi, a volte tormentati appaiono come per incanto eteree figure. Non sfugge all'osservatore la notevole originalità pittorica di tale artista.
E' questo dunque il messaggio che l'artista vuole lanciare a chi osserva i suoi dipinti: quello di una scelta esistenziale animata dall'amore autentico come unica e vera fonte di grande felicità."

Jean-François Bachis-Pugliese Semiologo e Critico d’ arte

"Katia Papaleo. 1971, Milano. Ricordiamoci che oggi e’ primavera – Olio su tela – 50x70cm. Un essere psichico femminile può manifestare mediante l’esercizio artistico delle risoluzioni pittoriche cromoinformalizzanti che inizialmente, sono ontoconcretizzate solo teoricamente all’interno della sua mente contemplante. Analogamente, la pittrice, Katia Papaleo elabora questo quadro che accoglie in se stesso la sua gestualità pittorica. Ella si avvale di un supporto di una tela bianca, di lino, rettangolare, di chiara matrice geometrica euclidea, per rappresentare delle micromacrocromo chiazze irregolari, contraddistinte da vari colori, soprattutto, dal blu e dall’azzurro, i quali, mescolati con dei colori gialli e altre gradazioni cromatiche e tonali differenti, danno luogo alla concretizzazione a tali micromacrocromo chiazze aniconiche e striature cromatiche verticalizzanti irregolari che si impongono, con intransigenza, per l’appunto, sulla superficie della tela del suo quadro manifesto. Se Kupka e Fautrier furono fra i primi pittori del Novecento a magnificare l’irregolarizzazione della cromosuonoinformalizzazione che fa da contrassegno alla potenza iconografica delle micromacrocromo chiazze pittoriche di cui si compongono i multiformi policromatismi aniconici, ricavati dall’utilizzo di vari colori a olio per elaborare alcune opere costituendole come oggetti d’arte, qui, ella concepisce, in virtù della sua ricerca pittorica, un manufatto artistico, che pone le sue basi stilistiche sulle attente sperimentazioni pittoriche dei numerosi artisti informali i quali subirono sulla propria pelle gli effetti devastanti delle due guerre mondiali del XX secolo, e le cui opere testimoniano, mediante le loro risoluzioni policromatiche, la possanza stilistica di una gestualità pittorica totalmente differente dagli artisti del loro tempo o da quelli che li precedettero, giacché questi ultimi erano solitamente impegnati a raffigurare, realisticamente o idealmente, delle forme e dei colori che sono tutt’oggi simili ad allora, e, nella maggior parte dei casi, generati dai vari obiecta e soggetti che comprendono l’ordine della razionalizzazione sia del loro peso specifico sia della loro possanza volumetrica, la quale si ontoconcretizza negli interni immanenti degli spazi fenomenici che accolgono la giacenza ontologica di ogni ente. Gli accenni pittorici alla significazione di una determinata campitura monocromatica, da cui ha origine la rimozione di qualsiasi struttura iconografica, la quale era sovente caratterizzata dalla razionalizzazione di una prospettiva pittografica ideale, trovano il loro supremo esito nella gestualità pittorica di Katia Papaleo, la quale estromette, sostanzialmente, ogni tipo di linea di contorno ideale, atta a dare corpo alla razionalizzazione strutturale delle forme rimembranti un soggetto o un obiectum della realtà fenomenica. Il motivo di tale rifiuto risiede nel fatto che se tali linee perimetralizzanti fossero impiegate dall’artista, esse provocherebbero nel suo spirito un senso di soffocamento, convogliando, di conseguenza, la sua gestualità pittorica, ossessiva e dinamica negli interni programmatici della cosiddetta prigionia della forma geometrimatematecizzata. I colori a olio, di cui la pitttice si serve, sono spesso predisposti celeramente e con istintivita’ sulle superfici materiche irregolari, composte dai suddetti colori a olio, che ricoprono, totalmente, il supporto della tela ivi adoperato dalla pittrice stessa per magnificare quanto sopracitato. Oltracciò, la granulosità dei disparati colori a olio dà vita in dante a delle protuberanze cromoinformali irregolari, che costituiscono in unisono la concretizzazione del rilievo artistico, dove il tatto umano riesce a percepire delle sensazioni, le quali sono ulteriormente intensificate dalle particolari e suggestive percezioni visive, nel momento in cui un soggetto psichico si ritrova con la sua mente contemplante e il suo corpo di appartenenza a sostare nei medesimi spazi immanenti, accoglienti sia il suo peso specifico e la sua possanza volumetrica sia l’opera manifesta. Le molteplici spatolate e pennellate intrise dai colori acrilici contribuiscono alla realizzazione di opere le quali sono ascrivibili negli interni programmatici del Sensorialismo materico, dacché i colori medesimi e i materiali artificiali, una volta applicati sulla superficie della tela, dopo la loro asciugatura, danno luogo a delle protuberanze e a degli incavi cromoinsuonoformalizzanti irregolari che sprigionano per se stessi e l’opera manifesta delle risoluzioni iconografiche le quali si distinguono per la scorrevolezza delle varie ombre portanti e proiettate, da cui risulta la certificazione del biditridimensionalismo pittografico. La pittrice abolisce dai suoi manufatti artistici la presenza ossessiva di qualsiasi essere psichico della sua stessa specie di appartenenza, nonché ogni elemento iconografico che possa rimembrare gli obiecta artificiali o naturali della realtà fenomenica, giacché ella vuole, mediante la sua gestualità pittorica, esprimere, nelle opere anzidette, le sue idee teoretiche, le quali contengono delle forme e dei colori irregolari, di natura arbritraria, che si impongono, senza permesso e con intransigenza, alla sua mente contemplante, e che possono essere esternate, unicamente, tramite la forma d’arte, e manifestate, pertanto, come tali attraverso i vari materiali artificiali, plasmati grazie all’esercizio artistico, da cui risulta, iconograficamente, l’oggetto d’arte. Gli extralanci iconografici sono costituiti dalla decocompressione policromatica irregolare, caratterizzante le tante striature e le micromacrocromo chiazze levitanti luminescienti altrettanto irregolari, le quali ontoconcretizzano la magnificenza del supremo suono ancestrale, il quale trova la sua giusta predisposizione iconografica nella ritmocromoinformasuonorizzazione dell’opera creata da Katia Papaleo, la quale è capace di estrinsecare grazie ai suoi quadri l’idealizzazione del passaggio da una stagione all’ altra che non può essere invece effettuato, su questa Terra, dalla maggior parte dell’umanità recalcitrante, poiché essa non può percepire al di là dei propri organi di senso, in questa vita, ciò che è rappresentato, idealmente, nelle opere della pittrice in questione, generato da una matrice di base metasostanziale che si rende palese e meccanicamente evidente ovunque dove essa risulti ontoconcretizzarsi in dante ove si manifesta tale in quanto atto metasudditante e naturale e non artificiale."

Benito Trolese - Pittore e Maestro d'Arte

"Il titolo della mostra di Katia Papaleo “La Scatola delle Emozioni” è l’esatto riflesso della sua personalità: una scatola traboccante di emozioni, colori, riflessi di vita, umori, amori.

Gioia del fare mai disgiunto da un filo amaro che sempre accompagna tutti i veri pittori.  Filo amaro che inquieta in ”discussione”, confronto-scontro, dove l’irruenza e l’urgenza di dire, arriva prima della ragione.

Quando la riflessione si allenta, c’è l’istinto espressivo che s’impone con forza e convinzione. Il sentimento nella “composizione passionale” decantato da ragione e sensibilità così come tutto il complesso del suo lavoro ci convincono. La sua è una personalità artistica ricca ed  esuberante."

Prof. Egidio Maria Eleuteri - Storico dell’Arte

"Katiuscia Papaleo è un artista in continua crescita mercantile e culturale, la di cui arte è originale e soprattutto inconfondibile. Il suo ciclo artistico nasce da quelle  “radici” che crescono, si uniscono, si compenetrano dando vita ad un racconto quasi musicale, sviluppando, soprattutto,  una ricerca sistematica, intensa e costante di linee, di luce, di forze, di colori, di tratti lirici che confluendo, incontrandosi, amalgamandosi creano uno splendido racconto. Un racconto immerso in una visione altamente poetica, vivificata da spessori cromatici che ricordano i le origini primordiali del segno e dell’iride."

Luigi Gattinara - Direttore Triennale della Fotografia

"Osservando l'opera di Katiuscia Papaleo si rimane incantati oltre che dall'armonia dei colori, dal significato onirico della rappresentazione scenica e dall'articolarsi della composizione assolutamente perfetta.  La plasticità della veste della fanciulla che "cattura la luna" crea una sensazione di leggerezza accentuandone il movimento che diventa via via vibrante e forza stessa nella potenza del gesto.  La pittura di Katiuscia Papaleo ci permette di viaggiare nel nostro più profondo inconscio facendoci riaffiorare nella memoria i nostri sogni più dolci, spesso quelli della nostra fanciullezza, rappresentando un mondo più dolce e ancestrale."

Monia Malinpensa - Art Director

"La pittura dell’artista Katiuscia Papaleo emana un’immagine ricca di vitalità e di fantasia che definisce compiutamente i suoi soggetti. Pittura figurativa moderna dal sapore surrealista che è capace di evocare immagini tanto fantastiche quanto reali in un felice e rigoroso connubio di narrazione. Ella, servendosi di tecniche miste quali olio su tela e cartoncino telato con una stesura personale, rappresenta un risultato pittorico di vivo cromatismo e di sintesi della luce. La forma è pregna di energia mentre il segno è carico di significati contenutistici. E’ una pittura idealistica e spirituale che effonde al fruitore un continuo stimolo onirico e ricchezza umana."

Salvo Nugnes - Art Director

"Nell’espressiva pittura di Katiuscia Papaleo si palesa a noi un’arte visionaria, caratterizzata da forme che ricordano la nostra realtà, ma rivestite di articolate simbologie che alludono al surrealismo di nuovi spazi atemporali.  I temi rappresentati sulla tela interpongono la natura morta alle figure alate, evidenziando la grande elasticità creativa e interiore dell’artista. Nelle sue opere le emozioni s’intrecciano con un profondo studio cromatico che si affaccia all’osservatore, stupito dalla maestosa aura onirica mescolata alla visione estremamente personale della pittrice."

Marta Lock - Critico d'Arte

Il mondo incantato di Katia Papaleo, sospeso tra magia ed emozionante intuizione.

"Tutto ciò che appartiene all’irrazionalità tende a essere messo in secondo piano rispetto alla contingenza, all’osservazione di quanto si muove intorno alla contemporaneità con le sue problematiche, le sue finte libertà che in realtà sono gabbie all’interno delle quali l’essere umano, e più ancora l’artista, si muove per esplorare i significati più profondi intrappolandosi di fatto in un meccanismo di causa ed effetto che non gli consente di uscire da quel vortice mentale ed emotivo. L’artista di cui vi racconterò oggi invece utilizza l’atto pittorico per lasciar emergere il lato magico dell’universo che abitiamo, fatto di energie sottili, di personaggi e di oggetti apparentemente ordinari che rivelano le infinite possibilità di un mondo parallelo in cui ogni cosa può modificare la sua essenza e trasformarsi.

A partire dagli ultimissimi anni dell’Ottocento, con la ricerca sul colore e sull’emozione degli artisti che contribuirono a teorizzare le linee guida del Fauvismo, riprese ed elaborate nella loro accezione meno estrema dal conseguente Espressionismo, si cominciò a delineare in qualche protagonista dell’epoca, l’esigenza di evadere dalla contingenza, da un periodo in cui le lotte di classe e i successivi venti di guerra inducevano alcuni creativi con una particolare sensibilità a cercare una via di fuga, un modo per distogliersi dagli accadimenti e dal susseguirsi degli eventi a causa dei quali le emozioni assorbite potevano essere solo panico, paura, ansia, angoscia. Questa necessità di sfuggire al reale ebbe il suo massimo rappresentante in Marc Chagall, le cui atmosfere giocose e leggere incastonate in ambienti fiabeschi conquistarono il pubblico e gli esperti proprio per la loro capacità di distrarre da una realtà spesso troppo faticosa, triste, e di trascinare l’osservatore in quel mondo sorridente e forse volutamente incosciente nel quale essere semplicemente felici. Qualche anno dopo quel senso di innocenza e di piacevolezza che fuoriusciva dalla magia dell’esistenza, da quelle piccole emozioni date dall’amore, dalla sensazione di elevarsi e volare sopra le città e sopra i paesaggi con lo stesso desiderio irrazionale di un fanciullo, si mitigarono e si agganciarono a un maggiore senso del reale all’interno di cui però gli artisti andavano a ricercare proprio quella magia che in Chagall era più manifesta; quel nuovo approccio venne definito Realismo Magico e, pur non essendo mai stato un movimento definito e determinato da un manifesto, ebbe i suoi maggiori rappresentanti in Felice Casorati in Italia, Christian Shad in Germania e in George Tooker negli Stati Uniti. E fu soprattutto negli Stati Uniti che il Realismo Magico assunse molte delle tematiche surrealiste dando però predominanza alla magia e all’atmosfera della fiaba e del sogno, generando così il Pop Surrealismo che interessò non solo l’arte bensì anche il cinema. Il grande regista Tim Burton rientra in questa corrente espressiva così come la grande pittrice Margaret Keane, che fu in qualche modo anticipatrice del nuovo stile pittorico, e poi in epoca più recente Mark Ryden, le cui atmosfere irreali spaziano dal mondo delle favole a quello degli incubi nascondendo costantemente una vena ironica sulla realtà. L’artista milanese Katia Papaleo costituisce un ponte tra il Realismo Magico e il Pop Surrealismo per il suo descrivere un mondo molto vicino alle atmosfere cinematografiche di Tim Burton in cui ruotano personaggi od oggetti fantastici e misteriosi ma sempre positivi, quasi come se il regista, così come la Papaleo, rivelassero la loro indulgenza, la loro benevolenza nei confronti delle stranezze che tutto sommato entrano ed escono in modo apparentemente casuale dalla vita di ciascuno.

Anche la gamma cromatica scelta dall’artista si armonizza al suo modo di osservare le circostanze, gli eventi, quei dettagli dell’esistenza che dimostrano un significato differente, spesso nascosto eppure evidente a chi sa guardare oltre; le cose assumono un aspetto vivo, divengono metafore della realtà contemporanea oppure, se osservate da un altro punto di vista, si trasformano in modalità per intuire quel legame tra oggetti ed energie sottili che avvolgono le atmosfere che abitualmente circondano l’individuo senza che egli stesso ne sia consapevole.

L’opera Fermare il Tempo non può non portare alla memoria le anfore arabeggianti in cui vengono contenuti olii preziosi, raccontati dalla Papaleo attraverso minuscole particelle variopinte e piccolissimi frammenti dorati, quasi fossero lingotti aurei, a sottolineare quanto sia importante considerare il trascorrere degli eventi e della vita come un’esperienza meravigliosa e unica; per questo è necessario prendere atto di quanto sia essenziale assaporare ogni istante perché esso inevitabilmente sfuggirà, malgrado gli sforzi dell’uomo per fermarlo, per non far dissolvere un frangente piacevole e gioioso che però passa.

La riflessione sul tempo è un tema affrontato da differenti angolazioni da Katia Papaleo, un concetto che appartiene alla contemporaneità quanto al passato poiché da sempre costituente un enigma, una chimera inarrivabile esattamente per quella fuggevolezza che non appartiene al punto di vista dell’essere umano, spesso convinto illusoriamente di poterlo controllare, di poterne disporre a proprio piacimento, salvo poi dover fare i conti con tutto ciò che è trascorso molto più velocemente di quanto abbia potuto osservare.

Nella tela Il tempo prezioso l’artista evoca un’atmosfera magica, fatta di toni di azzurro, il colore del sogno, dell’immaginazione, in cui un orologio domina su una porta aperta che rappresenta le opportunità, le occasioni da afferrare, i tentativi da intraprendere per non doversi trovare più tardi a rimpiangere ciò che non è stato colto. L’orologio non appare minaccioso o incombente, tutt’altro, sembra invece suggerire all’osservatore quanta bellezza si può nascondere oltre la decisione di oltrepassare una soglia sconosciuta, di trovare il coraggio di fare quel salto, di compiere quell’azione che può modificare il corso dell’intera esistenza.

Il matto che profuma di vita è un personaggio divertente, assomiglia al Cappellaio Matto di Alice nel Paese delle Meraviglie, e rappresenta la fantasia insita in ciascun individuo e che in alcuni si trasforma in forza creativa, in capacità espressiva di raccontare le emozioni, le sensazioni e i colori che definiscono l’anima; il matto in fondo simboleggia l’artista, il suo mondo interiore che viene raccontato per immagini attraverso un linguaggio universale capace di raggiungere l’osservatore in virtù dell’immediatezza, che sa vedere la luce attraverso il buio e trovare il lato giocoso e divertente della vita, malgrado tutto. In altre opere, quelle più legate a sensazioni interiori, a frammenti di memoria o di realtà che vengono filtrati dal sentire profondo la Papaleo va verso l’Espressionismo Astratto in cui i colori diventano protagonisti e raccontano le emozioni, ciò che viene percepito con immediatezza e che con altrettanta spontaneità deve fuoriuscire, senza il filtro della mente, senza la presa di coscienza bensì con l’impulsività a volte fanciullesca del voler semplicemente narrare ciò che ruota in quella delicata interiorità che rappresenta tutto ciò che l’essere umano ha a disposizione per non perdersi nella contingenza.

La tela Il Cassetto dei Sentimenti appartiene a questa serie, una vera e propria esplosione di tonalità vivaci e vitali esattamente come le emozioni che fuoriescono da un’interiorità sensibile e profonda la quale non può rimanere in silenzio riposta in quello spazio limitato in cui spesso si desidererebbe tenerla per proteggerla; sembra un mondo sotterraneo l’opera, un giardino segreto all’interno del quale le sensazioni danzano in modo dolce ma al tempo stesso travolgente, sottolineando la forza e l’impetuosità di tutto ciò che lascia un segno nell’esistenza, di tutto ciò che dipinge la vita di quell’intensità necessaria a rendere ogni frangente indimenticabile.

Nel corso della sua lunga carriera artistica Katia Papaleo ha partecipato a oltre settanta mostre tra collettive e personali, ha vinto numerosi premi, nel 2017 ha ricevuto la nomina di Maestro d’arte e nel 2019 le è stata conferita la Laurea Honoris Causa dall’Accademia di Santa Sara di Alessandria; le sue opere sono inserite in importanti cataloghi d’arte contemporanea e dal 2018 è Presidente dell’Associazione Artistica Culturale Artangolo-Fucina delle Arti a Milano."

Sandro Serradifalco - Critico d'arte opera

"Riscontriamo, nella dialettica compositiva di Katiuscia Papaleo, tutta la maestria del lascito estetico novecentesco. Il suo approcciarsi al supporto è testimonianza di concreta consapevolezza del proprio talento pittorico. Le composizioni dell’Artista possono essere viste come un repertorio di situazioni esistenziali, un universo di emozioni sottili, dove vengono illustrate situazioni ed eventi con personaggi a volte sereni e gioiosi, a volte profondi e concentrati su se stessi, ma sempre espressi tramite un disegno accurato e raffinate scelte cromatiche, impostate su complessi giochi tonali. Quelle di Papaleo sono narrazioni visive concepite per esplorare l’interiorità dei personaggi, raffigurati su sfondi accesi per sottolinearne la dimensione emblematica che travalica le contingenze della quotidianità.
L’aura romantica che pervade queste opere esprime un messaggio di amore profondo per la vita in tutte le sue sfaccettature, attuando una figurazione dove la bellezza sconfigge l’ombrosità della malinconia, che pure emerge nell’intensità espressiva dei volti, rimandando a profonde riflessioni sulla complessità della vita.
Lontana da qualsiasi desiderio di stupire e impressionare a tutti i costi, l’artista persegue una ricerca originale e non scontata di interpretazione e rielaborazione dei canoni della pittura, pervenendo a un linguaggio interessante nel panorama contemporaneo.
Le sue composizioni si caratterizzano per un superbo rigore formale e per la scelta programmatica di utilizzare colori prevalentemente accesi.
Nulla è concesso all’ornamentazione accessoria: tutta l’attenzione di Papaleo si concentra esclusivamente sul tema centrale dell’opera, che dunque si carica di una tensione emotiva così intensa e penetrante da impressionare qualsiasi osservatore, sia credente che laico, con il suo messaggio universale."

Atlante dell’Arte Contemporanea 2021 De Agostini – Critica artistica Start Roma

"Nata a Milano, Katia Papaleo trascorre la sua giovinezza sul Naviglio Grande, frequentando gli studi dei protagonisti della scena contemporanea lombarda. Nel 2006 entra in contatto con la “fucina dei colori”, la scuola fondata dal veneziano Benito Trolese, il cui stile visionario delle cromie luminescenti sarà di fondamentale ispirazione nel consolidamento del linguaggio della pittrice milanese.
Dal 2010 comincia una brillante carriera artistica che la vede protagonista in numerose mostre in Italia e all’estero, le sue meditazioni vertono su di un’estetica basata su un figurativismo dai colori accesi all’interno del quale i soggetti coesistono in scenari spesso astratti, privi di prospettiva e chiaroscuri volti a generare impressioni di un mondo onirico. Confrontarsi con la Papaleo significa passeggiare con Euclide lungo percorsi surrealisti dove il reale e l’assurdo si amalgamano alchemicamente in impensabili scenografie, esse di dipanano dal mondo fisico reale volgendo in dimensioni del subconscio e dell’ignoto; una moderna Lewis Carrol che immerge lo spettatore in una iridescente isola fantastica costituita da dense cromie che si nebulizzano nelle tenui linee di contorno. L’esordio della Nostra la vede cimentarsi con una pittura volta a una semplificazione formale dal tono realistico, attraverso una rappresentazione tradizionale della plasticità volumetrica ben scandita dal segno grafico. Successivamente l’ambizione poetica la porta a rimuovere gli imperativi categorici della conseguenzialità, sperimentando tinte e scenari che si alienano completamente dalle convenzioni naturali. Oltre alla perizia tecnica la lombarda dimostra una considerevole conoscenza delle personalità pittoriche attive fra il XIX e il XX secolo. Nella sublimazione della palette cromatica è possibile scorgere l’influenza degli inglesi dell’età del romanticismo come Joseph Turner e William Blake, mentre nella trasmutazione degli effetti particellari della radiazione luminosa sulla superficie si intravedono gli stilemi del primo impressionismo di metà ‘800. Scenograficamente è alla scuola surrealista che la Papaleo guarda con particolare attenzione, reinterpretandone gli insegnamenti come rivisitazione in toni favolistici di tematiche esistenziali quali la solitudine, la perdita di identità e l’incapacità di comunicare con il proprio contesto sociale. Nella resa grafica la milanese richiama l’arte del binomio formatosi da Franz Marc e Valisj Kandinskij durante il periodo bavarese, capostipiti dell’Espressionismo, influenze che si evincono nella fosforescenza della campitura cromatica. Aderente alle teorie del pittore moscovita, la Papaleo dimostra come la stesura del colore rappresenti il momento di massimo contatto con la tela e la sensibilità del fruitore. Esso diviene catalizzatore di una forza gravitazionale, il quale prevarica la corporeità plastica, mediante l’avvicendarsi di toni caldi e freddi della possente lucentezza. Le copiose campiture creano un’atmosfera di profondo raccoglimento spirituale in connessione diretta ai titoli delle opere.
Dietro l’apparente semplicità dei soggetti, Katia Papaleo nasconde un’intensa scenografia di turbamenti emotivi dove cavalletto e pennello ne costituiscono al tempo stesso palcoscenico e sipario. Il tema shakespeariano della vita quale recita è un topos narrativo che la lombarda affronta nella seconda metà dello scorso decennio, dove la maschera diviene feticcio. Questa tal volta appare inserita in contesti di pura estrazione, quale emanazione archetipica del concetto di smarrimento dell’identità. Eloquenti sono inoltre le numerose figure femminili dagli occhi bendati del periodo più recente, che ricalcano maggiormente l’alienazione del fruitore in una società con cui è impossibilitato a relazionarsi. La produzione ultima vede il suo approdo all’informale, attraverso uno stile che rinuncia al figurativismo a favore di una stesura a gettante della materia cromatica, si notano gli interessanti parallelismi con lo stilema di Lee Kasner ma in generale con tutta la scuola americana degli anni ’40. La Papaleo la personalizza senza rinunciare agli evocativi sfondi delle sfumature sognanti, coadiuvati dai titoli delle suggestive evocazioni introspettive.
Il linguaggio della lombarda indaga direttamente la dicotomia fra trascendenza ed immanenza dell’oggetto fisico, una maestria nell’ibridare diverse scuole pittoriche in un ritmo dinamico a volte maggiormente serrato ma sempre volto all’evasione da una realtà opprimente. Le figure spesso alate simboleggiano la ricerca di emancipazione fisica dalla stessa forza di gravità, metafora di una società che circoscrive ed isola l’individuo. Visivamente essa si avvale del medium artistico quale strumento di decostruzione della percezione canonica del vero, aprendo un autentico varco verso una sensibilità individuale che si intreccia a un subconscio collettivo dal sapore “Jungiano."